Martedì, 07 Giugno 2016 20:08

2015/16: Il ritorno in D

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La stagione 2015/16 doveva segnare la svolta, nei campionati precedenti pur ben figurando la squadra non era mai riuscita nemmeno ad entrare nella zona play-off e le soddisfazioni più grandi erano arrivate "solo" dalla conquista della Coppa Disciplina, per ben 6 volte ottenuta dalla nostra società.

Allora il Presidente Silvio Brocco decide di partire dal passato, conferendo l'incarico di Direttore Sportivo a Roberto Giammarino, mitico capitano del Pineto in serie D per più di 10 anni oltre che della risalita dall'Eccellenza con mister Natale nella stagione 94/95. Il mitico Giamma decide per la panchina di affidarsi a mister Giuseppe Donatelli, autore di una buona carriera tra i professionisti e con ottime soddisfazioni anche in panchina, non ultima la storica promozione in CND con il Miglianico.

La squadra è molto forte, vengono confermati Assogna G., Stacchiotti, Cacciatore, Maloku, Vespa, Rachini, Ferretti e viene aggregato il giovane portiere Mazzocchetti (classe 1998) che si rivelerà grande protagonista. Allo stesso modo arrivano in biancazzurro calciatori in grado di fare la differenza in Eccellenza: Fruci, Francia, Cattenari, Scartozzi, Orta, Ndiaye, (Antenucci arriverà con Logoluso nel mercato di riparazione). Il Pineto non parte male, ma se da una parte offre prestazioni convincenti, dall'altra subisce dei passaggi a vuoto che la fa scivolare dalle primissime posizioni.

Così in vetta inizia a delinearsi la fuga della coppia Vastese e Paterno, con gli istoniensi decisi a non mollare la vetta ed i marsicani che ci riprovano dopo la beffa dell'anno prima nella quale avevano perso la promozione al 90' dell'ultima gara per poi uscire sconfitti dal confronto con il Serpetara, nella gara di semifinale nazionale.

Il gruppo però è molto forte ed oltre a tenere duro in classifica riesce ad andare avanti in Coppa Italia nella quale raggiungerà la finale (la cui vittoria a livello nazionale da diritto alla promozione in D) contro il San Salvo che si disputerà il 3 gennaio 2016. Parte favorita ma purtroppo esce sconfitta per 2-1 nonostante il vantaggio iniziale realizzato da Antenucci.

Alla ripresa del campionato purtroppo subiamo anche la perdita di Giuseppe Rachini, vittima della rottura del legamento crociato anteriore della gamba destra durante la gara contro l'Acqua e Sapone è costretto all'intervento chirurgico e la stagione è già finita per lui.

Come un fulmine a ciel sereno a fine maggio arrivano le dimissioni di mister Donatelli, i suoi sono problemi di salute con i quali è difficile rendere compatibile l'attività di allenatore, così arriva la decisione della società di sostituirlo e dopo aver vagliato vari nomi si opta per la decisione più impensabile o forse la più logica possibile, in ogni caso il nome è altisonante: Aldo Ammazzalorso.

Bandiera da giocatore e da allenatore, tanti anni prima, il mister prende la squadra per mano e cerca di ricreare serenità ed equilibrio all'interno dello spogliatoio. Non mancano le battute d'arresto, ma la marcia giusta è innestata. Tra alti e bassi il Pineto aggancia la zona dei play-off per 1 punto e la coinserva fino al termine della stagione.

La griglia degli spareggi dice che il Paterno, beffato per 1 punto per la seconda volta consecutiva, accede direttamente alla finale regionale, mentre il Pineto se la vedrà con lo stupefacente Martinsicuro di mister Guido Di Fabio in turno unico casalingo, nel quale basta il pareggio. La partita è da evitare per i cardiopatici, infatti ad una prima fase perfetta dei nostri con il vantaggio di Antenucci segue un clamoroso blackout che porta gli ospiti prima al pareggio e poi al vantaggio per 2-1. La gara è giocata su un campo pesante a causa dell'insitente pioggia ed i ragazzi sembrano smarriti. La dea bendata però stavolta giunge benefica e così il portiere ospite che indugia troppo prima di rimettere la palla ing gioco si vede sventolare il cartellino giallo, il secondo, che vale l'espulsione e la beffa ospite, visto che erano state effettuate le 3 sostituzioni e così in porta va un calciatore di movimento.

Cacciatore è bravo e lesto a beffare l'improvvisato nr. 1 direttamente da calcio di punizione, il gol del definitivo 3-2 giungerà poi grazie ad un'azione solitaria di Ndiaye. Il primo round è andato, ora il prossimo ostacolo è il Paterno da affrontare in turno unico su campo neutro (scelto il Petruzzi di Città S.Angelo). L'imperativo è vincere, infatti in caso di parità si giocheranno i tempi supplementari ma non i rigori ed avrebbe la meglio la squadra meglio classificata in regular stagione, cioè il Paterno.

Il Pineto riesce a spuntarla anche questa volta, il risultato finale è di 1-0 grazie al gol di Cacciatore giunto al termine di un'azione molto contestata dagli avversari che indicano il guardalinee con la bandiera alzata, ma con l'arbitro che non ravvede l'irregolarità. Il Paterno si innervosisce e non riesce a reagire, terminerà la gara in 8.

A questo punto ci aspetta la semifinale nazionale, ce la vediamo con lo Sporting Fiumicino che disputa le gare casalinghe nell'impianto di Fregene. Alla trasferta partecipano in massa i tifosi biancazzurri che vengono accolti in maniera esemplare dalla squadra ospitante che riserva loro un trattamento eccezionale, prima e dopo la gara. Anche in questa occasione il Pineto sfodera una prestazione super e riesce a spuntarla per 2-0 con i gol di Cacciatore e Ndiaye. Straordinaria la parata di Simone Mariani che nega l'1-1 del Fiumicino su una punizione dal limite insidiosissima. Il ritorno dovrebbe essere tranquillo, invece i laziali che non hanno nulla da perdere si producono in un assalto all'arma bianca e riescono a segnare all'ultimo minuto del primo tempo. Ci sarà da soffrire ma i nostri sono bravi a gestire la palla ma imprecisi nelle occasioni che potrebbero valere il pari. Sugli scudi Cattenari autore di almeno 3 interventi decisivi.

Arriviamo così all'ultimo atto della stagione. Nella finale nazionale affrontiamo il Subasio (Assisi) che nel turno precedente con 2 pareggi ha eliminato il Rolo. La prima gara è in trasferta, si gioca il 5 giugno ed a una prima fase del match nella quale il Pineto è padrone del gioco fa seguito una di maggiore sofferenza in seguito all'espulsione del portiere Cattenari al quale subentra Mazzocchetti (classe 1998) che però non lo farà rimpiangere. Così mentre al "Mimmo Pavone - Alessandro Mariani" si disputa la finale del 5° Memorial tra Stella Rossa Belgrado e Cagliari, Logoluso segna il gol dell'1-0 su rigore.

Il ritorno è la domenica successiva 12 giugno 2016, ed in tribuna c'è un pubblico mai visto prima. Si potrebbe gestire il risultato dell'andata, ma non è nella nostra indole. La prima frazione fil via abbastanza liscia, fatta eccezione per un'occasione di Antenucci che si ferma sul palo ed un salvataggio sulla linea prodigioso di Cacciatore.

La ripresa è invece un film. Al 2° minuto, al termine di una bella ripartenza gli ospiti passano ed azzerano lo svantaggio dell'andata. 10 minuti ancora ed arriva il penalty per gli umbri, in caso di gol al Pineto servirebbero 2 gol per acciuffare la qualificazione, ma non occorre, Mazzocchetti compie il miracolo e para il rigore. Una manciata di minuti ed ora siamo noi in attacco quando il subentrato Ndiaye si produce in un'incursione delle sue ed ottiene rigore ed espulsione del difensore ospite.

Batte lo stesso Ibra e segna 1-1. Il Pineto è rinfrancato e su unoscambio dello stesso attaccante con Cacciatore arrivca il definitivo 2-1. Capolavoro terminato e serie D conquistata.

Il tabellino della gara:

Pineto: Mazzocchetti, Maloku, Assogna, Scartozzi, Stacchiotti, Fruci, Colleluori (dal 1' s.t. Di Donato), Logoluso, Antenucci (dal 5' s.t. Ndiaye), Cacciatore, Vespa (dal 43 ' s.t. Orta). A disposizione: Mariani, Ferretti, Antonini, Lahbi. Allenatore: Ammazzalorso.

Subasio: Rossi, Fagotti, Bolletta, Bernicchi, Cenerini, Baronci (dal 28' s.t. Isotti), Petterini, Gramaccia, Porricelli, Bevilacqua, Ameti (dal 15' p.t. Justufi e dal 21' s.t. Bellomo). A disposizione: Fasci, Loreti, Cavallucci, Martino. Allenatore: Cocciari

Arbitro: Morabito di Tauriannova.

Reti: 2' s.t. Porricelli, 21' s.t. (p) e 28' s.t. Ndiaye.

Ammoniti: Scartozzi, Ndiaye, Fruci (P); Porricelli, Baronci (S).

Note: Spettatori 700.

 

Mercoledì, 07 Marzo 2012 11:12

Anni 90 e 2000

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La fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 sono caratterizzati da campionati di buon livello tutti nel raggruppameto Interregionale. E' in questo periodo che emergono i giovanissimi Roberto Del Principe, Gianroberto Petracca e i fratelli Danilo e Tiziano Romanelli che grazie a compagni sempre di ottimo livello (Giammarino, Ciarrocchi, D'Angelo, Cicconi ecc.) riescono a maturare nel migliore dei modi ed ottenere buone soddisfazioni anche una volta partiti per altri lidi. Del Principe milita per vari anni nei campionati di C2 e C1 tra Celano, Chieti e Teramo. Tiziano Romanelli dopo l'esperienza nelle file del Cesena Calcio gioca in vari campionati di Interregionale. Conosce per varie stagioni anche la serie A di calcio a 5 dove ritrova il fratello Danilo (CUS Chieti) reduce anch'egli da ottime stagioni nel campionato di interregionale. Simile la trafila di Don Pedro che dopo buoni campionati a Pineto milita nella squadra del Pescara Calcio a 5 nel torneo di serie A dove rimarrà fino a quando più tardi rientrerà a casa per risollevare le sorti di un decadente periodo pinetese. 

La stagione calcistica 1990/91 è ricordata per l'evento più tragico che l'allora stadio "Santa Maria" ricordi. Il 30 settembre 1990 Mariano Martellini difensore ventisettenne della matricola marchigiana Cerreto d'Esi, che al termine di quel campionato retrocedette, si accascia e muore in campo. Nel Pineto allora come oggi tanti che non potranno dimenticare e che presero parte a quel terribile evento. L'allenatore era mister Eugenio Natale, in campo i nostri Romanelli Danilo, Petracca, Ciarrocchi, Marini, Giammarino, Castignani. Sugli spalti pronto ad accorrere con la propria Mercedes direttamente sul prato di gioco, per trasportare presso il nosocomio di Atri l'atleta privo di sensi, il presidente Renato Brocco che per quell'atto di coraggio balzò agli onori della cronaca nazionale i servizi trasmessi sui vari TG Rai dell'epoca.

Esaltante e forse anche inattesa la cavalcata che nella stagione 1994/95 riporta il Pineto di gran carriera nel campionato di Interregionale, dopo che l'anno prima aveva visto una mesta retrocessione far piombare in Eccellenza una squadra con valori ancora di assoluto rilievo. Gli anni precedenti erano stati caratterizzati da buone salvezze e contemporanea valorizzazione del vivaio locale. Erano anche gli anni dei Zacchini e dei Carassai, dei Marini, Costantini, Pallini e dei Contini, erano gli anni del mitico capitano di mille battaglie Roberto Giammarino. Dopo varie salvezze onorevoli e tornei di buone soddisfazioni il 1993/94 è l'anno della retrocessione dopo tanti anni di onorata militanza in quello che oggi si chiamerebbe Campionato Nazionale Dilettanti. Come capita nelle annate sfortunate si alternano gli allenatori e all'iniziale Domenico Di Pietro subentra Leo Spina, per poi tornare indietro e richiamare il primo.

La deriva è però inarrestabile e si profila la retrocessione che farà confluire la società biancazzurra per la prima volta nel campionato di Eccellenza che vedeva la sua prima edizione solo a partire dal 91-92. La squadra che riparte nel 94-95 è per la stragrande maggior parte confermata rispetto all'anno prima e quindi molto attrezzata per il pronto riscatto in una categoria inferiore. Il condottiero è quello delle battaglie più numerose, Eugenio Natale, gli atleti i seguenti: Gianni Di Giacomo, Roberto Giammarino Danilo Macera, Lorenzo Pennese, Stefano Cesarini, Massimo Marini, Massimiliano De Leo, Marco Antinucci, Gianluca Di Santo, Gianroberto Petracca, Luca Fornaro, Federico Vannucci, Antonio Pavone, Matteo Di Marzio, Federico D'Eustachio, Fabio Lupi, Marco Di Persio, Filippo Da Fiume. Il rivale più accreditato e blasonato era il Lanciano di mister Anzivino che fu tenuto sempre a debita distanza, ma che la fortuna volle ripescato anch'esso come seconda per il campionato di categoria superiore.

 

 

I due campionati a venire furono ancora caratterizzati da campionati di buon livello sempre in Interregionale, dopo i quali giunse una nuova retrocessione. La beffa più grande della storia recente del Pineto si consuma però nella stagione 1997/98 al termine della quale la compagine biancazzurra retrocederà nel campionato di Promozione pur avendo terminato il campionato al quintultimo posto. Da sottolineare che erano anni in cui non venivano disputati play-off e play-out e che quindi la retrocessione diretta di una squadra che ha ben 4 concorrenti con un punteggio inferiore al proprio è un caso storico, più unico che raro, senza precedenti in nessuna altra categoria. I cocci di una situazione desolata  e desolante sono raccolti l'anno successivo da un pioniere vero e proprio, da un personaggio che ha vissuto di calcio di ben altri livelli e che si è fatto "Uno e Trino" per il bene dei nostri colori, Rossano Di Lello. Lo scenario è avvilente, la squadra è ridotta ai minimi termini, la società sfoltita e un po’ disamorata, e il campo di gioco ha subito nell'estate un'alluvione epocale. E' solo grazie a Di Lello che si riesce a coagulare un manipolo di intrepidi che ricostituiscono la squadra che terminerà il campionato in quarta posizione. Lui svolge semplicemente i ruoli di: allenatore, direttore sportivo e presidente. Per il resto sono alcuni volponi affiancati a giovani virgulti che fanno la differenza. Il capitano è Roberto Del Principe (pinetese con il curriculum calcistico più ricco), il vice Antonio Pavone, il cervello della squadra Gianroberto Petracca di ritorno dalle esperienze nella serie A di un crescente movimento di calcio a 5. Il portiere è il rientrante Gianni Di Giacomo, il bomber Luchino Romanelli. Sono tanti e validissimi i giovani: Giulio Pavone, Silvestro e Tommaso Assogna, Fabio Fuschi, Davide Pennaroli, Domenico Romano, Alessandro Pelusi, Simone Mariani.

Gli anni successivi sono caratterizzati da alti e bassi che portano anche al ripescaggio dalla retrocessione dal campionato di Promozione, ma fortunatamente il peggio è passato e con l'arriva di Norscia sulla panchine biancazzurra inizia a  la risalita fino all'annata record che riporta in Eccellenza uno straordinario Pineto. E' la stagione 2007/2008 ed è record di punti 84 (in un campionato a 18 squadre), con 49 gol fatti e solo 9 subiti. Il mister è sempre quello delle grandi occasioni Eugenio Natale, gli eroi sono i vari Danilo Macera, Luca Pica, Silvestro e Tommaso Assogna, Alessio Di Matteo, Stefano Cesarini, Marco Coppa, Piero Tangredi, Nicola Trento.

Gli anni successivi sono storia recente e speriamo sempre più appassionante!

 

Campionato di Promozione 2007/2008

 

Antonio Pavone

Giovedì, 09 Febbraio 2012 10:53

1962 - 2012: 50 anni di calcio a Pineto

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Vari sono stati negli anni i tentativi per far nascere una società calcistica a Pineto dal secondo dopoguerra passando per la POPI Pineto del 1950, ma la data storica della cosituzione viene fatta risalire al 1 ottobre 1962.

"Artefice principale ed animatore instancabile fu Tonino Merletti, coadiuvato da Umberto Brocco, Tommaso Corneli, Daniele ed Otello De Ascentiis, Camillo Di Gregorio, Osvaldo Assogna, Fedele Levarato, Francesco Merletti, Romualdo Landra ed altri. I locali della ex Pro-Loco in piazza della Stazione furono il teatro della rifondazione della società. Le cariche furono così distribuite: presidente pro-tempore Francesco De Giovanni, segretario Tonino Merletti, cassiere Daniele De Ascentiis.
Nonostante l’inagibilità del campo per lo stato di completo abbandono, la squadra fu iscritta al campionato provinciale di 2° categoria per guadagnarsi l’accesso a quello regionale, giocando sul neutro di Atri ed allenandosi nell’atrio della scuola elementare di Via Garibaldi, durante i mesi invernali assai freddi.
Nel frattempo fu sostituito il presidente provvisorio con il chimico della ditta Ira, il Dottor Romualdo Landra che, con passione e competenza, fece crescere l'interesse del paese intorno alla squadra. Grande aiuto e sostegno fu offerto dalla ditta Colaprico che fornì diversa attrezzatura ed anche una divisa bianconera per l’amore alla loro squadra del cuore, la Juventus.
La prima formazione fu la seguente: Levarato, De Ascentiis Otello, Brocco, Toscani, Merletti, Di Gregorio, De Gabrielis (Petraccia), Mazzocchetti, Corneli, Marcheggiani, Massa.
L’allenatore era Osvaldo Assogna, il fortissimo capitano degli anni cinquanta, che si avvalse della collaborazione del "tuttofare" Tonino Merletti, efficace anche come preparatore atletico".

A questa prima formazione ne sono seguite tante altre e tanti sono i nomi dei dirigenti che con passione e sacrificio si sono dedicati a far crescere la nostra società, ma se volete conoscere fino in fondo questa cavalcata che dura ormai da mezzo secolo, invitiamo tutti a scorrere le pagine inserite nel menu alla rubrica "La Nostra Storia" nella quale ritroverete tutti i passaggi che ci hanno portato dal calcio pionieristico fino ai giorni d'oggi, scritti con dovizia di particolari di proprio pugno da chi ha vissuto in prima persona gli eventi via via narrati in modo da trasmettere e rivivere emozioni e sensazioni uniche ed irripetibili.

 

 

 

 

  

Antonio Pavone

Martedì, 10 Gennaio 2012 09:47

Due angeli

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Un pezzo di cuore della nostra società sportiva racconta anche di due angeli accomunati da passioni ed eventi comuni. La prima storia racconta di una mezzala assai tecnica, pressochè ambidestra, dotata di grande visione di gioco ed un'eleganza che incantano. Si chiama Domenico, ma per tutti è da sempre Mimmo, Mimmo Pavone (18/10/1974 - 28/08/1995). Di certo non avrebbe mai creduto che lo stadio che lo ha visto sgambettare già da piccolissimo avrebbe portato presto, troppo presto, il suo nome. Eppure tornando indietro con la memoria ricordo solo cose belle, come che nelle partite di allenamento era sempre una guerra per toglierti la palla e che di certo si trattava di un ragazzo troppo bravo per giocare nella stessa squadra dove anch'io giocavo.

La seconda invece racconta di un folletto mancino, terzino, o forse anche una buona ala in un 3-5-2, che inizia timidamente a bussare alla porta della prima squadra, forse senza neanche accorgersi che quella porta già schiusa sta per spalancarsi. Alessandro Mariani, da sempre "Maiemi" ( 12/01/1979 - 08/06/1996), è dotato di un bel passo rapido, secco, a ripenarci si vedono ancora mulinare quelle scarpette nere con il baffo bianco. Per me una sensazione simile a quella già raccontata, giocandoci insieme ho l'impressione che sarà difficilissimo togliergli la palla e che di certo insieme non dovremmo mai giocare. Ebbene questi due angeli sono curiosamente legati dalla passione calcistica per gli stessi colori, il nero e l'azzurro, ma anche per il fatto di aver intrapreso troppo precocemente un viaggio fatale alla breve distanza di un anno l'uno dall'altro. Di certo due puntelli come loro due saranno andati a rinforzare una squadra molto più importante della nostra, ma ci mancano comunque tanto. È passato un pò di tempo, ma forse non siete ancora un pezzo di storia, ma siete ancora con noi a correre e dannarvi su quel rettangolo verde. Infatti, chi vi ha conosciuto non può dimenticarvi chi non lo ha fatto sentirà sempre parlare di voi.

Voglio però ricordarti com'eri pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti che come allora sorridi, che come allora sorridi

(Nomadi, "Canzone per un'amica")

Antonio Pavone

Sabato, 07 Gennaio 2012 11:52

I campionati interregionali

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Sei anni dopo la prima apparizione in Serie D, il Pineto tornò nella stessa categoria che, a seguito della riforma con l’abolizione dei "semi-pro" diventò Interregionale. La società, memore degli errori della retrocessione, potenziò in tempo il proprio organico con il presidente Arangiaro che riconfermò subito l'allenatore Oddo.
Sull’intelaiatura della squadra vincitrice del campionato di promozione, vennero inseriti i due slavi Mayc e Skoko (acquistati su interessamento del presidente onorario Capelletto), Bontà, Alessandroni, Talvacchia I, Barlafante e Caporale. I nuovi si integrarono alla perfezione con i riconfermati De Santis, Talvacchia II, Dragone, Izzotti, Druda, Passamonti, Di Bonaventura, Rastelli, Giampaolo e Bolis e si attestarono sempre nelle posizioni di vertice, conquistando il quarto posto.
Il resto è storia di oggi con la squadra che ha disputato il suo sesto interregionale a dimostrazione che ormai il Pineto fa attività calcistica a un certo livello, senz’altro al di sopra delle proprie dimensioni e non sarebbe certamente una sorpresa se, dopo sei anni di interregionale, tentasse l’anno prossimo la scalata alla serie professionistica. Sarebbe ii giusto premio per una piccola società che già ha festeggiato le nozze d’argento con il pallone. E sarebbe questa l’unica via per scuotere un ambiente ormai pigro, perché troppo abituato allo spettacolo del calcio interregionale, e riportare così il pubblico allo stadio con il fascino di una ennesima promozione.


Occorre, però, il contributo di tutto il paese come abbiamo visto nel corso degli anni. A questo punto, arrivando alla fine della nostra storia, restano da ricordare brevemente gli ultimi campionati. Nell’84-85 divennero presidente e allenatore il dottor Domenico Mastrogiuseppe e Gabriele Matricciani, un rosetano di una semplicità ed onestà cristalline, che ha allenato il Pineto, insieme al direttore sportivo Giuseppe Palazzese, per tre anni e mezzo, dall’84 all’87, quando fu esonerato all’ultima giornata e sostituito con Aldo Ammazzalorso, proveniente dal settore giovanile.
"I tre anni trascorsi a Pineto, - afferma Matricciani, - li terrò sempre nel cuore poichè ho conosciuto un ambiente sano e veramente sportivo. La mia non è una dichiarazione diplomatica ed opportunistica, ma dettata sinceramente dal trattamento squisito della società, dei giocatori e del pubblico. Penso, da parte mia, di aver meritato ii provvisorio record (che custodirò con orgoglio e soddisfazione) di allenatore più longevo dell’interregionale. Auguro al Pineto le migliori fortune calcistiche".
Con Matricciani si sono avuti questi piazzamenti: quarto posto nell’84-85, sesto posto nell’85-86, e tredicesimo posto nell'86-87. Quest’ultimo è stato il campionato più critico dell'interregionale con il Pineto che si salvò all'ultima giornata per differenza reti con la nuova regola della classifica avulsa ai danni del Vasto, pareggiando così la fortuna per la retrocessione subita anni prima, nel 77-78, con lo stesso motivo, dopo la presidenza di Mastrogiuseppe, si sono avuti due anni di presidenza Arturo Scrivani che ha consolidato il prestigio della società in ambito interregionale con dei campionati sempre onorevoli.

 

(testo amichevolmente concesso da Enrico Romanelli)

Sabato, 07 Gennaio 2012 11:20

Dal '78 all' '83 cinque anni di promozione

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Il disastroso campionato di promozione del 53-54, disputato a Roseto, fu la causa del successivo buio calcistico fino agli anni sessanta. Anche dopo la retrocessione dalla quarta serie si rischiò una grave crisi che per fortuna venne superata, grazie all’impegno e al sacrificio di alcuni dirigenti.
Il presidente Timperi non abbandonò la squadra, ripianò ii bilancio insieme ai suoi collaboratori (fu per questo che si evitò la crisi) e cercò di seguirla con dignità, aiutato sopratutto da Pierino Daidone che nelle vesti di segretarlo fu davvero infaticabile e prezioso. Tornò come allenatore Pagani che fece anche da dirigente e riuscì a piazzare la squadra all’ottavo posto, facendole superare un momento assai critico e difficile.

L'anno dopo, nel 79-80, il dottor Timperi lasciò la presidenza tenuta per otto anni e gli subentrò un altro "presidentissimo", Giuseppe Arangiaro, rneglio noto come Don Peppe, che affidò la squadra al pescarese Demetrio Patriarca, un allenatore con una carica umana notevole, che resterà un anno e mezzo circa con ii Pineto, impostando un ottimo lavoro con una compagine ampiamente rinnovata ed attingendo dal vivaio curato per anni da Tomei (Passamonti, Rastelli, Di Giacinto, Riccardo Pavone, Pallozzi, Chiatamone). L’era di Arangiaro durò cinque anni durante i quali il Pineto ebbe un’impostazione moderna e manageriale con delle significative innovazioni chc contribuirono ad accrescere ii livello già buono del calcio pinetese. Fu assunto per la prima volta un direttore sportivo, Andrea laconi, un giuliese assai abile nel mondo del calcio. Egli in armonia con i dirigenti e i tecnici che si avvicendarono in quegli anni, svecchiò l’organico allestendo in pochi anni una squadra competitiva che vinse il campionato di promozione nell’anno ‘82-83.

L’anno della vittoria fu preceduto da un biennio assai tormentato con il ritorno di Ghinazzi nell’ 80-81, dopo l'esonero di Patriarca. Nell’81-82 fu definitivamente allontanato Ghinazzi e il campionato venne concluso da due giocatori in veste di allenatori (Tancredi per due sole giornate e Cesarini per il resto). L’anno dopo ci fu l’apoteosi. Era l’anno del mundial di Spagna e i dirigenti del Pineto (Arangiaro, Sacchini, Mastrogiuseppe, Silvio Brocco, il compianto Ugo Balducci) tornarono entusiasti dalle imprese spagnole degli azzurri (sulla foto della copertina del libro di Angelo Rovelli "L’ltalia dei mondiali" è riconoscibile con la bandiera tricolore il presidente "Don Peppe" in veste di tifoso accanito della nazionale).
E dopo quella scorpacciata di vittorie "mundial", scommisero tra di loro che anche Pineto avrebbe vinto il campionato. Venne richiamato Pagani e potenziato l’organico. Ma dopo cinque partite deludenti, fu sostituito da Francesco Oddo che operò una rimonta sensazionale nel girone di ritorno, dopo quello di andata condotto a fasi alterne.

Il distacco dalla capolista Vasto era di sei punti, ma il successo al "Cannarsa" di Termoli (1-0 con gol di Feliziani su rigore) nella prima di ritorno, segnò un recupero incredibile, maturato nel corso di 15 gare conquistando 28 dei 30 punti disponibili e concludendo a pari merito con il Guardiagrele, superato poi nettamente nella gara di spareggio a Francavilla per 4-2 (reti di Feliziani, Perticarà (2), Giampaolo). Alla fine della partita ci fu una sparatoria senza conseguenze con l’arresto di alcuni tifosi del Guardiagrele che danneggiarono anche diverse autovetture dei pinetesi al seguito. Oltre duemila tifosi del Pineto si recarono a Francavilla.
La difesa stabilì un record con 10 reti subite (a parte le due dello spareggio), mostrandosi di gran lunga la più ermetica del torneo, la migliore in assoluto in Italia.

De Santis, il portiere, rimase imbattuto per 913 minuti, qualcosa come più di dieci partite consecutive. E proprio sulla forza del pacchetto difensivo la formazione del presidente Arangiaro costruì i suoi successi. A centrocampo si ebbe una grande omogeneità con la continuità di Druda, la freschezza atletica di Dragone, l’inventiva di Giampaolo e la fantasia di Rastelli e Pavone. In attacco Feliziani segnò meno del solito (10 gol di cui 6 su rigore), mentre l’anno prima veva stabilito il suo record personale di 19 gol in promozione. Ma segnarono anche gli altri: Fabrizi otto, Perticarà sette, Druda sei, ecc., in virtù delle caratteristiche del gioco fatto praticare da Oddo.

"Ho un grande ricordo dei cinque anni di presidenza, - confessa Don Peppe Arangiaro, - ma logicamente preferisco parlare del campionato vinto in promozione. Fu un’annata fantastica, piena di emozioni per il modo come vincemmo con la rimonta incredibile e lo spareggio con ii Guardiagrele a Francavilla. Devo dire a distanza di anni, che tutti contribuirono al successo, dall’allenatore Oddo al direttore sportivo laconi, dai giocatori al pubblico, ai dirigenti che voglio pubblicamente citare. Dal presidente onorario Silvio Capelletto ai vice presidenti Giovanni Sacchini, Arturo Scrivani, Silvio Brocco ai semplici ma preziosi dirigenti Pierino Daidone, Antonio Colleluori, Umberto Brocco, Fernando Franchi, Bruno Caduceo, Benito Gialanella, Francesco Merletti, Artibano Collevecchio e Antonio Di Luca. E di quest’ultimo che purtroppo non è più con noi, desidero riferire un episodio assai significativo. Il buon Antonio era considerato il nostro portafortuna, il dirigente della panchina che per scaramanzia non cambiavamo mai perchè con lui si vinceva sempre. Si tassava di una cospicua somma che versava puntualmente in quote mensili con scrupolistà estrema. Una sera mi disse: "Caro don Peppe, quanti calzini dovrò vendere per riprendere questi soldi? Ma li metto volentieri e con entusiasmo per questa squadra che ci sta facendo sognare." La nobile frase del compianto Antonio Di Luca è una pietra miliare della storia calcistica pinetese. A tutti i dirigenti dell’A.S. Pineto, dai presidenti al più umile consigliere, deve andare il ringraziamento, la stima e l’affetto degli sportivi tutti.
E' grazie a loro se Pineto ha conquistato il suo bravo posto al sole nel mondo del calcio e non va ignorato che l’Ente locale non ha potuto elargire (anche se sono in molti a ritenere che non ha voluto) grosse somme a disposizione.



 

(testo amichevolmente concesso da Enrico Romanelli)

Un piccolo paese, al disotto dei diecimila abitanti, si affacciò alla ribalta del calcio semiprofessionista, al fianco di grosse città con una più robusta tradizione calcistica. Il Pineto, con Timperi e Capelletto alla testa della società e con l’allenatore Brandimarte riconfermato, fu inserito nel girone D pugliese-lucano insieme alle altre tre abruzzesi: Francavilla, Lanciano e Rosetana. C'erano inoltre: Andria, Bisceglie, Fasano, Gallipoli, Lavello, Manfredonia, Martina Franca, Melfi, Mola, Monopoli, Nardò, Potenza, Squinzano e Virtus Casarano.

Fu un campionato sfortunato che si concluse con una immediata retrocessione per un solo gol nella differenza reti a vantaggio del Nardò. Retrocedettero nei dilettanti anche Virtus Casarano e Manfredonia mentre l’Andria fu radiata per una selvaggia aggressione dei propri tifosi all’arbitro. Salirono in C2 Gallipoli, Lanciano, Potenza e Monopoli. Le cause della retrocessione furono molteplici. Innanzitutto il comportamento del pubblico che non fu caloroso e nemmeno numeroso, ed in più critico in diverse occasioni. Poi il grave infortunio pre-campionato del goleador Feliziani (distorsione dei legamenti al ginocchio) causò sconforto e sgomento tanto che inizialmente si ebbero tre sconfitte casalinghe consecutive (Bisceglie, Lanciano, Gallipoli), costringendo la società ai rinforzi nel mercato di novembre con gli acquisti del tornante Vernisi dalla ProVasto e della punta Zamar dal Giulianova, appesantendo cosi l’esposizione finanziaria. I continui infortuni, inoltre, a parecchi giocatori (Ammazzalorso, Tancredi, Criscuolo, Marcheggiani) costrinsero l’allenatore a variare spesso la formazione. I pochi gol realizzati (18), infine, così distribuiti: Zamar 5, Vernisi 5, Di Marco 2, Ammazzalorso, Balducci, Marcheggiani, Pavone, Santarelli e Screno con un gol a testa, furono determinanti nella differenza reti all’atto della retrocessione.
Ma il motivo più importante furono le dimissioni di Brandimarte (continuamente contestato dal pubblico) dopo la sconfitta casalinga con lo Squinzano per 2-0, avvenuta il 12 febbraio 1978. Fino ad allora il Pineto aveva totalizzato 21 punti in 21 partite e quindi stava in piena media salvezza, quando mancavano soltanto 12 partite alla fine del campionato. La squadra venne provvisoriamente affidata all’allenatore del settore giovanile Tomei che la guidò onorevolmente a Gallipoli contro la capolista in una sconfitta di misura per 1-0.

Nella settimana successiva la società si affrettò ad assumere, su consiglio di Abramo Pagani, l’aretino Alberto Bazzarini che però non conosceva il calcio meridionale. In 12 partite conquistò 9 punti (2 vittorie e 5 pareggi), ma non riuscì a salvare la squadra dalla retrocessione. Continuando, invece, con la media di Brandimarte di un punto a partita si poteva forse evitare un epilogo così amaro.
Ed ecco la formazione con tutti i giocatori utilizzati: Cesarini (Delli Pizzi), Marcheggiani (Dell’Elce), Druda (Balducci), Santarelli (Criscuolo), Filosofi (Sereno), Tancredi, Di Marco (Vagnoni), Vernisi, Zamar (Feliziani), Pavone (Flacco), Ammazzalorso (Piccirilli). Come si vede una rosa molto ampia con venti giocatori quando c'era ancora la panchina corta con soli tre uomini fino al quattordicesimo. Feliziani entrò in squadra nel girone di ritorno a Bisceglie (1-0) il 22 gennaio 1978, rilevando al 62° minuto il centrocampista Di Marco e nelle successive partite fu impiegato spesso a mezzo servizio. I derby si conclusero con questi risultati: Pineto-Rosetana 1-0 e 2-1: Pineto-Francavilla 0-0 e 0-1; Pineto-Lanciano doppio 0-1.

 

(testo amichevolmente concesso da Enrico Romanelli)

Nel 1976, sulle ali dell’entusiasmo per il campionato vinto con il record dell’imbattibilità, si ultimò la costruzione del nuovo stadio Santamaria, dedicato alla vicina frazione e al famoso calciatore spagnolo della nazionale. Il nuovo campo sportivo si rese necessario perchè il vecchio Druda non ce la faceva più ad ospitare i quasi duemila tifosi ritrovati. L'Ente locale si riscattò dal precedente disinteresse degli anni ‘50 e del 63 (quando i giovani costruirono da soil il campo) e realizzò un impianto adeguato; Sindaco era l’ingegnere Giovanni Sacchini., Lo stadio costò ottanta milioni ma, anche in quella occasione, i privati dettero il loro contributo. Infatti le ditte Brocco-Di Febo e Sacchini-Coletti realizzarono a loro spese i locali spogliatoi (la prima) e i locali palestra e infermeria (la seconda).
La prima partita vi fu disputata nel campionato di promozione 75-76 (Pineto-Penne 0-0) con Di Marco che fallì un calcio di rigore per il Pineto e con i vestini che avevano in formazione l'ex Carlo Ranieri.

Fu un campionato di transizione ed anche strano in quanto a sorpresa non si potè riconfermare Ghinazzi, il protagonista dell’imbattibilità dell'anno prima, per sua rinuncia. Al suo posto arrivò Abramo Pagani (consigliato dallo stesso Ghinazzi), un ascolano con un buon passato da calciatore (Pescara, Brindisi, Ascoli, Sambenedettese) formatosi, come allenatore, alla scuola di Carletto Mazzone. Guidò la squadra al terzo posto, giocando anche nel ruolo di libero, ma il suo carattere forte ed a volte anche difficile (un suo famoso gesto osceno verso il pubblico di casa non gil fu mai perdonato) ne pregiudicò la riconferma.


L’anno dopo (76-77) tornò Ghinazzi, sempre molto stimato nell'ambiente calcistico pinetese, soprattuto da Capelletto ma anche da altri dirigenti. Questa volta, però, il vecchio mister non ce la fece a ripetere i brillanti risultati ottenuti anni prima e, dopo solo nove partite, fu esonerato e la squadra venne affidata al rosetano Gigino Brandimarte. Ma il suo debutto fu nero con secca sconfitta a Raiano per 3-0. Dopo, però, infilò una serie incredibile di venti partite utili con dieci vittorie consecutive, portando ii Pineto per la prima volta nel settore dei semipro dell’allora serie D. Nel breve arco di tre anni il Pineto passò così dalla prima categoria alla quarta serie, diventando la squadra abruzzese del momento. Veniva elogiata da tutti perchè una piccola società era riuscita ad organizzarsi in modo efficiente ed esemplare. La formazione tipo fu la seguente: Cesarini, Balducci, Marcheggiani, Criscuolo, Della Poeta, Tancredi, Di Marco, Santarelli, Ammazzalorso, Pavone, Feliziani. Inoltre furono utilizzati: Gualandris, Vagnoni, Levarato, Flacco, Pavone Alfonso, De Petris, Grossi, Montani, Ciriolo. Uno dei giocatori protagonisti fu Pasquale Tancredi che da calciatore professionista (Giulianova, Inter, Pescara, Vasto, Lecce, Acireale) accettò, a 26 anni, di militare in Promozione col Pineto, facendo una scelta di vita per essere vicino alla famiglia ed organizzarsi nel mondo del lavoro.

Egli racconta: "Ricordo molto volentieri quel campionato vinto, in quanto diventammo un gruppo affiatato dopo la pesante sconfitta di Raiano. Da quella volta, con la guida del caro amico Gigino Brandimarte, riuscimmo a non perdere più. Potrei raccontare diversi episodi, ma uno dei più significativi è legato al portiere Vincenzo Cesarini, sempre sotto il tiro dei compagni per la sua emotività prima delle gare. Giocavamo in casa con il Montorio e nello spogliatoio mi confessò la sua preoccupazione per la sua bestia nera, un certo Pigliacelli (non ricordo ii nome) che gli aveva sempre segnato. Riuscii a sbloccarlo con una battuta: "Vincè, ma questo fenomeno non sta nemmeno sulle figurine Panini!". Vincemmo per 2-1 ma lo spauracchio non segnò. In quell’anno fu determinante l’armonia che regnava nello spogliatoio perchè tutti eravamo dei veri amici".
Furono segnati 45 gol così suddivisi: Feliziani 15, Ammazzalorso 10, Vagnoni 6, Di Marco 4, Santarelli 2 Flacco 2, Levarato 2, Criscuolo, Balducci, Tancredi e Pavone Sabatino uno a testa. La difesa incassò 18 reti.
Nell’ultima di campionato a Notaresco (fu pareggio 1-1 con gol di Tino Pavone) oltre mille tifosi pinetesi accompagnarono la squadra ma non entrarono allo stadio per l’alto costo del biglietto che fu portato dalle abituali 1.500 lire di quel tempo a 3.000 lire. Ma i tifosi organizzarono, con i soldi non spesi, una pubblica festa che si tenne a Pineto una settimana dopo a base di musica, panini con porchetta e abbondanti bevute. Lo staff dirigenziale era lo stesso che orbitava intorno al presidente Timperi e a Capelletto e che aveva vinto ii famoso campionato di prima categoria appena due anni prima.

(testo amichevolmente concesso da Enrico Romanelli)

Iniziò un periodo favorevole con una società sempre meglio organizzata, specie con l’avvento alla presidenza del dott. Berardino Timperi, uno sportivo originario di San Demetrio dei Vestini (AQ), che si trasferì a Pineto dopo aver fatto il tenente medico all’ospedale militare di Chieti. Intorno a lui si coagulò un gruppo di dirigenti (Giovanni Sacchini, Renato Brocco, Vincenzo Coletti, Fernando Di Febo, Giuseppe Arangiaro, Antonio Assogna, ecc.) che riuscirono a coinvolgere l’intero paese intorno alla squadra, facendola crescere anche di stile con la vittoria nel ‘73-74 dell’unica coppa (fino ad oggi) del premio disciplina.


Questo gruppo dirigenziale diventò ancor piu efficace con la venuta a Pineto dell'industriale Silvio Capelletto, ex presidente del Deportivo Italia di Caracas. Diventò presidente onorario della società e con il suo accattivante entusiasmo apportò freschezza e simpatia intorno all’A.S. Pineto, trascinando i dirigenti più timidi e riservati. E fu in quegli anni (dal ‘73 al ‘78) che Pineto riuscì a costruirsi una solida fama calcistica nel settore dilettantistico abruzzese, divenendo sede ambita per diversi giocatori dell’Abruzzo. Venne assunto un bravo allenatore nella persona di Mario Ghinazzi, un aretino vissuto a San Benedetto, ex mezzala della Sambenedettese, che lasciò a Pineto un’impronta.
Pretese che sul terreno di gioco del vecchio "Druda" si mettesse la pozzolana per assorbire Ia pioggia ed evitare lo strato sabbioso. Fece acquistare poi un piccolo, grande giocatore, Augusto Feliziani, che insieme all’oriundo italo-argentino Aldo Ammazzalorso, formò una terribile coppia di goleador, veri castigamatti delle difese avversarie. Nella 1a categoria del ‘74-75, la squadra vinse un campionato memorabile con 28 partite utili consecutive, distanziando la seconda classificata (Guardiagrele) di ben 11 punti.


"Fu un’annata indimenticabile - ricorda Vincenzo Coletti, un dirigente pluriennale del Pineto - in quel campionato nulla veniva lasciato d’intentato. Non scorderò mai una domenica, quando insieme a mia moglie, partii alla volta di Taranto per andare a riprendere ii marinaio Feliziani per farlo giocare nel pomeriggio. Ripartii dalla città pugliese verso le 11 dopo la cerimonia del giurarnento, ed arrivai a Pineto alle 15,30, durante l’intervallo della partita Pineto-Guardiagrele con il punteggio del primo tempo inchiodato sullo 0-0. Non appena ii pubblico vide Felixa il marinaio, esplose in un boato e in un attimo vincemmo la partita per 2-0. Lui, Augusto, non fece una grossa prestazione ma fu determinante la carica psicologica esercitata sui compagni".
Tutta la squadra insieme a Ghinazzi fu eccezionale, tanto che il record dell’imbattibilità di 28 giornate, stabilito per ii settore dilettanti e che ancora resiste, valse al Pineto una breve apparizione alla trasmissione televisiva sportiva Dribbling, condotta da Nando Martellini e in onda il sabato sera sulla rete due.
Queste tutte le cifre di quell’annata record: 72 gol segnati cosìI divisi: Ammazzalorso 22, Feliziani 21, Giorgetti 8, Levarato 6, Criscuolo 5, Marcheggiani 5, De Patre 3, Ranieri e Balducci 1. Partite vinte 20, pareggiate 8, nessuna sconfitta e soli 15 gol subiti.

Le quindici squadre erano: Pineto, Guardiagrele, Villamagna, Tollo, Scerni, Notaresco, Tortoreto, Pro Pescara, Castelfrentano, Penne, Ursus Pescara, Porto Pe, Martinsicuro, Atletico Pescara, Fara S.Martino. Ed ecco la formazione tipo: Gualandris, Di Giacomo, Montani, Criscuolo, Montese, Ranieri, Marcheggiani, De Patre, Ammazzalorso, Feliziani, Giorgetti. Completavano la rosa: Colancecco, Balducci, Levarato. Al termine dell’ultima partita casalinga (Pineto-Penne 5-0), ci fu un entusiasmo generale con un lungo carosello di auto imbandierate con vessilli biancoazzurri che, dopo la sfilata per le vie cittadine, invase Atri e Silvi per lanciare la sfida ai tradizionali cugini che già militavano nel campionato di promozione.
"E' stato un periodo molto bello, - confida il presidente di quel tempo Timperi, - con ricordi suggestivi e indelebili. Per otto anni ho diretto il Pineto calcio con l’aiuto e la collaborazione di molti amici che mi hanno fatto amare ed apprezzare ulteriormente Pineto che, su invito e consiglio del compianto e per me indimenticabile Cesare Ciferni, ho scelto come luogo della mia dimora. Ringrazio ii mondo del calcio perchè mi ha facilitato l’inserimerrto nel mio nuovo paese e sarò sempre disponibile ad aiutarlo".


"Ho scoperto Pineto, - confida l’altro artefice Silvio Capelletto, - su continui inviti in Venezuela degli amici Assogna, Cerolini, De Gabrielis, Di Febo e Nocella (legati al calcio degli anni cinquanta ed emigrati in Venezuela n.d.a.) che mi decantavano sempre le bellezze naturali del loro paese. Cominciai a venirci in vacanza negli anni settanta e da allora me ne innamorai anch’io. In un certo senso si può dire che anche ii calcio pinetese ha contribuito a farmi venire e poi a rimanerci con la mia famiglia. Della mia esperienza come dirigente dell’A.S. Pineto ricordo volentieri che la serata del venerdì, dedicata alla riunione del direttivo calcistico, costituiva per me ma anche per gli altri, un’occasione piacevole di svago e di incontro. Era un gradito appuntamento settimanale perchè insieme stavamo bene a meraviglia".
E nelle parole di Silvio è racchiuso il segreto dei successi di quegli anni e la base per quelli seguenti fino ai giorni nostri.

(testo amichevolmente concesso da Enrico Romanelli)

Venerdì, 06 Gennaio 2012 17:08

Aprile 1964: la sparatoria

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L’episodio piu importante del campionato avvenne il 12 aprile 1964, quando al campo "Druda", dopo la partita Pineto-Ursus Pescara, vinta dai pescaresi per 2-1 (gol del solito Marcheggiani), ci furono dei gravissimi incidenti tra la folla e le forze dell’ordine culminati con una sparatoria. Ma ecco il vivo racconto di un testimone e diretto protagonista.


"Quella domenica di primavera non l’ho più scordata, - racconta Francesco Ruggieri - mi trovavo al campo come tanti per assistere alla partita di campionato. L’arbitro, molto contestato dal pubblico durante la gara per non aver annullato le reti degli ospiti segnate in sospetta posizione di fuorigioco, fu atteso a lungo dalla folla davanti agli spogliatoi. Qualche tifoso propose anche di stanarlo ricorrendo alla polvere di zolfo da irrorare attraverso una finestra con un mantice, ma non se ne fece nulla anche perchè di lì a poco si decise ad uscire dallo spogliatoio. Svolgevano il servizio d’ordine i carabinieri della caserma di Silvi. Ad un tratto, nella ressa che ne seguì, ii brigadiere incominciò a picchiare dei ragazzi fermi nei pressi del cancelletto d’ingresso. Fra questi c’erano mio fratello Giacomo e Gianfranco Marcone che, esortando il compagno ad allontanarsi, proferì una frase un po’ troppo ironica all’indirizzo delle forze dell’ordine, provocando la reazione del brigadiere che ne ordinò l’arresto immediato. Il Marcone, preso dallo spavento, tentò la fuga ma un carabiniere, nel tentativo di rincorrerlo, inciampò in una zolla del terreno e cadde maldestramente. Ii pubblico scoppiò in una risata ed un carabiniere estrasse la pistola e sparò.


Marcone si bloccò perchè sentì la pallottola sibilargli vicino, fu preso e schiaffeggiato dalle forze dell’ordine. Fui uno dei primi ad accorrere per cercare di aiutarlo. Un carabiniere tentò di colpirmi con le manette che teneva in mano, ma schivai il colpo e le manette finirono per terra. Le raccolsi io stesso e le restituii mentre accorreva altra gente. Nella confusione che seguì, ne approfittai per tornarmene a casa. Per questo fatto fummo processati insieme a Daniele De Ascentiis, Pasquale Montese e Domenico Palestini che furono assolti, mentre Marcone, mio fratello ed io fummo condannati con la condizionale ed ancora oggi risentiarno di quella condanna. Da quel giorno persi l’interesse per il calcio e solo di rado sono tornato allo stadio".
Il campionato fu vinto dal Montesilvano davanti all’ Ursus Pescara e al Pineto.


Nel successivo campionato del 64-65 il Pineto, con la formazione: Levarato, Luzi, Di Gregorio, Mazzocchetti, Merletti, Marcone, Marcheggiani II, Marcheggiani I, Corneli, Balducci, Paradisi e con allenatore ancora Di Ludovico, riuscì a classificarsi primo davanti al Miglianico e al Roseto II. Ma nello spareggio per l’ammissione al torneo regionale al quale parteciparono Castel di Sangro, Sambuceto e San Vito, venne ancora una volta eliminato. Anche nel 65-66 si ripetè lo stesso risultato con l’allenatore locale Renato Brocco che racconta: "Mancavano due partite alla fine del campionato che conducevamo con quattro punti di vantaggio sul Silvi del focoso amico Carlo Serafini. La penultima partita in casa contro il Silvi decisi, in una primitiva conferenza stampa tenuta alla Pensione Coletti alle ore undici della domenica, di non far giocare il beniamino locale, Tommaso Corneli, che da ex silvarolo teneva molto a scendere in campo. Il duro provvedimento disciplinare era dovuto al fatto che durante ii campionato aveva disertato spesso gli allenamenti settimanali. Ricordo che si ribellò tutto lo staff dirigenziale, ma tenni duro e Corneli non giocò. La partita la perdemmo per 2-1 ed allora non mi restò che rassegnare le dimissioni e la squadra disputo le finali regionali senza l' allenatore".
Furono molto avvincenti le gare di spareggio Pineto-Atessa (3-4) e Pratola-Pineto (5-4) con diverse ernozioni, ma ii Pineto si classificò terzo, dietro all'Atessa e al Pratola.


Dopo i tre sfortunati spareggi, il Pineto disputò altri quattro campionati di 2 categoria con alterna fortuna, finchè in quello del ‘70-71 fu ammesso meritatamente alla prima categoria per il terzo posto conquistato in quello precedente (furono ammesse le prime cinque) con alla guida tecnica il binomlo locale Brocco-Corneli che nel frattempo si erano riappacificati.

(testo amichevolmente concesso da Enrico Romanelli)

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