1962: l'anno della rinascita

Dopo l’infelice e traumatico campionato di promozione del 1953-54, il calcio pinetese entrò in crisi e per sei lunghissimi anni non si ebbe nessuna attività ufficiale. Parecchi studenti sfogavano la passione calcistica militando in squadre dei paesi limitrofi. Il grintoso mediano Renato Brocco, un provetto calciatore proveniente dalla scuola locale degli anni ‘50, fu costretto a giocare quasi sempre fuori Pineto (Teramo, Rosetana, Monfalcone, Atri) per il buio calcistico di quegli anni.
Le cause furono di ordine economico e politico nello stesso tempo, con le amministrazioni comunali che si dimostrarono insensibili ed indifferenti al gioco del calcio. Ma furono anche e soprattutto di ordine psicologico. Infatti la delusione patita per la retrocessione del 1945, il notevole sforzo economico sostenuto per un campionato al di sopra delle reali ed effettive possibilità della piccola Pineto di quel tempo, finirono per scoraggiare e fermare i coraggiosi e volenterosi dirigenti degli anni cinquanta. Ma agli inizi degli anni sessanta, gil studenti nati durante e dopo la guerra, sulla tradizione dei loro predecessori, allestirono una squadra strapaesana con la quale partecipavano a diversi tornei estivi, un fenomeno assai diffuso in quel tempo con larga partecipazione di pubblico. Parecchie vittorie ottenute in quei tornei riaccesero l’entusiasmo per ii calcio e in paese si ricominciò a lavorare per ricostituire la società. Dopo un ennesimo torneo vinto ad Atri nell’estate del 1962, nel mese di settembre si mobilitarono in parecchi per far rinascere l’A.S. Pineto.


Artefice principale ed animatore instancabile fu Tonino Merletti, coadiuvato da Umberto Brocco, Tommaso Corneli, Daniele ed Otello De Ascentiis, Camillo Di Gregorio, Osvaldo Assogna, Fedele Levarato, Francesco Merletti, Romualdo Landra ed altri che si riunirono nell'ottobre del ‘62 nei locali della ex Pro-Loco in piazza della Stazione e rifondarono la società. Le cariche furono così distribuite: presidente pro-tempore Francesco De Giovanni, segretario Tonino Merletti, cassiere Daniele De Ascentiis.
"Una delle prime operazioni, - racconta Tonino Merletti, oggi apprezzato poeta dialettale e in lingua, -fu l'acquisto dall’Atri di Tommaso Corneli e Vittorio Marcheggiani per 50 mila lire e di Bruno Balducci per il costo di un francobollo con una lettera spedita in Lega Calcio per la particolare posizione del giocatore dopo il servizio militare.
Nonostante l’inagibilità del campo per lo stato di completo abbandono, iscrivemmo lo stesso la squadra a! campionato provinciale di 2 categoria per guadagnarci l’accesso a quello regionale, giocando sul neutro di Atri ed allenandoci nell’atrio della scuola elementare di Via Garibaldi, durante i mesi invernali assai freddi di quell’anno".
Nel frattempo fu sostituito il presidente provvisorio con il chimico della ditta Ira, il Dottor Romualdo Landra che, con passione e competenza, fece crescere l'interesse del paese intorno alla squadra. Anche allora ci furono l’aiuto ed il sostegno della ditta Colaprico che fornì diversa attrezzatura ed anche una divisa bianconera per l’amore alla loro squadra del cuore, la Juventus. La prima formazione fu la seguente: Levarato, De Ascentiis Otello, Brocco, Toscani, Merletti, Di Gregorio, De Gabrielis (Petraccia), Mazzocchetti, Corneli, Marcheggiani, Massa.


L’allenatore era Osvaldo Assogna, ii fortissimo capitano degli anni cinquanta, che si avvalse della collaborazione del "tuttofare" Tonino Merletti, efficace anche come preparatore atletico. Le squadre partecipanti erano soltanto quattro: Motom Teramo, Roseto II, Silvi e Pineto. Il torneo a livello provinciale si svolse nella primavera del 1963 e si concluse con la vittoria a pari merito del Pineto e del Motom Teramo.
"Ricordo con emozione quel primo campionato che segnò la rinascita calcistica di Pineto, - racconta Tommaso Corneli. - Tanti sono i ricordi ma due mi sembrano particolarmente significativi. Il primo risale al campo di Atri durante la partita Motom Teramo-Pineto, terminata 2-2 con reti di Massa e Mazzocchetti. Ricordo che ci fu una bufera inaudita con vento, pioggia e grandine. L’arbitro fu costretto a sospendere per una decina di minuti. Quando si riprese, sfiorammo il dramma. Il pallone sembrava piombo per il fango. Vittorio Marcheggiani, sempre generoso ma con un fisico da grissino, sul finire della gara, a seguito di un colpo di testa, restò a lungo in stato confusionale e mi ripeteva in continuazione di non vederci più. Tacemmo per non allarmare i suoi familiari presenti sugli spalti, ma per fortuna negli spogliatoi ii bravo Vittorio si riprese e la paura svanì. L’altro episodio, più lieto, è legato allo spareggio col Motom al Fadini di Giulianova con una cornice di pubblico veramente impressionante per noi. C’erano infatti quasi cinquemila spettatori con un migliaio circa di nostri tifosi. I giocatori teramani, sostenuti dal calore dei loro tifosi, si sentivano caricati in continuazione dal suono di una tromba. Personalmente giocai la classica partita da calvario, quando non azzecchi una giocata, beccato inoltre dai tifosi avversari per ii baffo e l’incipiente pancetta.
Ricordo che mi urlavano "Coluna, Coluna!" per una certa somiglianza col calciatore spagnolo. Ma quando, nei tempi supplementari, segnai il decisivo gol della vittoria, mi vendicai ampiamente. Avevano segnato in precedenza Mazzocchetti e De Gabrielis con Levarato che fece il paratutto. Sugli spalti, dopo il mio gol, il nostro accanito tifoso, Marino Capuani, mise a tacere il trombettiere teramano, spezzandogli la tromba in due e diventando così, anche lui, protagonista ed eroe insieme alla squadra. Con lo spareggio vinto, il Pineto conquistò il titolo di campione provinciale, ma per l’ammissione al campionato regionale dilettanti, fu necessario un altro spareggio con ii Salvador Pescara su due gare di andata e ritorno. Al Rampigna di Pescara ii Pineto fu battuto per 2-0 ma al ritorno, ad Atri, vinse per 3-1 (due reti di Massa ed una di Mazzocchetti). La bella si disputò sul campo neutro di Montesilvano dove il Pineto fu eliminato per 2-0.

(testo amichevolmente concesso da Enrico Romanelli)

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